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LA COLTIVAZIONE DELL' OLIVA ASCOLANA TENERA

L'impianto ed i lavori annuali

Dopo aver effettuato il livellamento e lo spietramento dell’appezzamento, si procede con lo scasso o lavorazione a doppio strato. Se è il caso, si provvede con interventi volti alla regimentazione delle acque. Fatta le dovute scelte, si procede con il tracciamento dei sesti ovvero al picchettamento cui segue la messa a dimora delle piante di due anni, provviste di pane di terra ed assicurate al tutore. La messa a dimora va fatta prima della ripresa vegetativa od in autunno quando ricorrono inverni miti.
I sesti più comunemente consigliati sono  6X6 ( con piante ai vertici di un quadrato), cui corrisponde una densità max d’impianto di circa 300 piante/ha ( che potrebbe assicurare una produzione massima di 60 q.li/ha).
La pianta entra in produzione dal 5° al 6° anno dall’impianto (o 7-8 dall’innesto, considerato che in genere vengono messe a dimora piante di due anni).
Durante l’anno, la pianta richiede una lavorazione di media profondità, nel periodo pre-invernale, allo scopo di ridare sofficità al terreno e renderlo idoneo a recepire le precipitazioni invernali. In primavera ed estate, pochi lavori superficiali sono sufficienti, sia per ridurre le perdite idriche, che per realizzare il controllo delle infestanti.  
Oggi si consiglia di realizzare l’impianto di irrigazione (a goccia) nel frutteto già in fase di impianto; in tal modo si è pronti ad intervenire, nel periodo seguente alla messa a dimora delle piante e successivamente per evitare i danni da siccità estiva, coincidenti con i momenti critici della coltura.
E’ dimostrato che quando la pianta non soffre la siccità, meglio si difende dai danni, che si possono verificare al momento della fioritura e dell’ingrossamento del frutto. L’irrigazione serve anche per garantirsi una minore cascola dei frutti ed una uniforme pezzatura; nel complesso, nei climi più siccitosi, l’irrigazione migliora la produzione, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

Potatura

Oggi frequentemente si scelgono le forme di allevamento libere, adatte per un sistema intensivo, per lo più basse ed appiattite ( vaso monocaule, vaso cespugliato), meno praticate sono le forme obbligate, mentre si consiglia di ricorrere se necessario, all’inclinazione o curvatura dei rami. Comunque, la forma di allevamento deve essere tale da facilitare la messa a frutto precoce, l’aereazione e l’ illuminazione adeguata della chioma.
Gli interventi di potatura, di norma annuali, vanno eseguiti tenendo ben presente la fisiologia della pianta, la facilitazione delle operazioni colturali e la riduzione dei costi di produzione. E’ importante operare per evitare le alternanze di produzione, per ridurre il periodo improduttivo della fase di impianto e ricordandosi che nell’Italia centrale, mediamente, la differenziazione gemmaria avviene ai primi di marzo.
Pur evitando di esagerare in interventi cesori, occorre eliminare i rami secchi, polloni e succhioni, alleggerendo le branche.

Chi ara l’oliveto chiede il frutto
Chi lo concima lo prega di farlo
   Chi lo pota lo costringe a darlo    
(Columella)

E’ bene tener presente che:
- nei primi anni conviene ridurre gli interventi cesori per non ritardare la messa a frutto;
-  bisogna rispettare, in genere, il naturale sviluppo vegetativo della chioma;
- occorre effettuare tagli, per facilitare la penetrazione della luce e dell’aria all’interno della chioma;
- la potatura  consente di progettare la chioma, almeno nei primi due anni dalla messa a dimora.
- sono da evitare tagli frequenti nelle piante giovani, per assicurarsi una crescita precoce della chioma e rispettare per quanto possibile, la forma ed il vigore naturale della pianta;
- la potatura di produzione si esegue dopo la differenziazione gemmaria, poco prima della ripresa vegetativa ( o anche dopo la fine del periodo delle gelate,  prima del germogliamento);
- la pianta fruttifica sui rami patenti e pendenti, prodotti nell’anno precedente( o di un anno inseriti su quelli di due).

E’ utile, a tal fine, ricordare che l’Oliva Tenera Ascolana entra piuttosto precocemente in produzione e generalmente manifesta una produttività non elevata, ma piuttosto costante.

 Concimazione

Per ottenere produzioni qualitativamente valide, è importante conoscere la natura del terreno, le precipitazioni e le disponibilità idriche nonché le esigenze nutrizionali della coltura. Sia per la concimazione che per altre cure colturali, è bene ricordarsi che la pianta va considerata alla stessa stregua di un normale fruttifero.
E’ altrettanto fondamentale reperire le indispensabili conoscenze riguardo alla specifica domanda di elementi nutritivi, alla natura e fertilità del suolo (analisi del terreno) allo stato nutrizionale delle piante nelle diverse fasi fenologiche (diagnostica fogliare).
Gli interventi di concimazione, spesso realizzati con l’uso di granulari, oggi vengono accompagnati da fertirrigazione o concimazione fogliare.
In rapporto alla natura del terreno (analisi del suolo), si effettua la concimazione di fondo (orientativamente con 100 Kg/ha di an. fosforica, 150 Kg di ossido di potassio e 300-500 q.li di letame ben maturo). Questa può essere superata nei terreni sciolti, equilibrati per composizione o nei casi in cui si pensa di adottare la fertirrigazione.
Nella fase iniziale che segue all’impianto, la concimazione va ricondotta ad azioni di fertilizzazione che tendono a promuovere lo sviluppo della pianta, accorciando per quanto possibile la fase improduttiva. Esse vanno effettuate in corrispondenza del terreno esplorato dalla pianta e soprattutto in due periodi: ripresa vegetativa ed  autunno.
La concimazione in fase produttiva dovrà soddisfare la crescita e la produzione dell’anno in corso nonchè la costituzione di riserve per l’anno successivo. Terrà presenti da un lato le perdite che possono verificarsi in rapporto all’ambiente pedologico e climatico (lisciviazione, retrogradazione, ecc.), e dall’altra delle disponibilità idriche, della ricchezza in elementi del terreno, delle esigenze della pianta in rapporto al metabolismo ed alle fasi fenologiche; in ogni caso dovrà prevalentemente interessare lo strato di terreno normalmente esplorato dalle radici.
Per la concimazione organica, si ricorre al letame (dosi di 50-70 Kg/pianta) da interrare nella zona di terreno coperta dalla chioma e ricca di capillizio radicale. In alternativa, si ricorre al sovescio od anche ad opportune coperture del terreno, realizzate con piante erbacee diverse.
Quella minerale annuale, può così rappresentarsi: 40-60 kg/ha di anidride fosforica, 60-100 di ossido di potassio,  60-80 di azoto.
La fertilizzazione dovrebbe inoltre comprendere i principali microelementi (anche per via fogliare); infatti, essi favoriscono l’ottimale differenziazione gemmaria e riducono i danni da mancata fruttificazione per aborto ovario. I momenti suggeriti, per gli interventi di fertilizzazione, possono così riassumersi:

  • tutto all’inizio della primavera (soprattutto nei terreni sciolti);
  • in autunno, fosforo e potassio ed a fine inverno una parte di azoto; poi, a primavera inoltrata, si somministra il resto dell’azoto.

Da tener presente che una carenza nutrizionale nell’autunno, condiziona negativamente l’accrescimento dei frutti ( la eventuale inolizione) e la differenziazione gemmaria dell’anno successivo.

 

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